FISCAL DRAG = TASSE: quando pensione e stipendio aumentano, ma i soldi in tasca no

FISCAL DRAG = TASSE: quando pensione e stipendio aumentano, ma i soldi in tasca no2026-10-01T14:46:06+02:00

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La pensione viene rivalutata per recuperare l’inflazione. L’importo lordo aumenta. Ma questo non significa automaticamente avere più soldi da spendere. Una parte dell’aumento viene infatti assorbita dalle tasse.

È uno degli effetti del cosiddetto fiscal drag, o drenaggio fiscale: un fenomeno che riguarda in modo particolare pensionati e lavoratori dipendenti e che torna a pesare quando l’inflazione fa crescere i redditi nominali senza un corrispondente adeguamento del sistema fiscale.

Viene spesso definito una “tassa invisibile”. In realtà non è una nuova tassa: non viene introdotta una nuova imposta e non è necessario aumentare formalmente le aliquote. Il maggiore prelievo nasce dall’incontro tra inflazione, crescita nominale dei redditi e progressività del sistema fiscale.

Pensioni: l’aumento che non arriva tutto in tasca

Per i pensionati il meccanismo è particolarmente facile da comprendere.

La rivalutazione delle pensioni serve ad adeguare gli assegni all’aumento del costo della vita. Se i prezzi salgono, infatti, con la stessa pensione si possono acquistare meno beni e servizi. L’aumento dell’assegno ha quindi lo scopo di recuperare, almeno in parte, il potere d’acquisto perso a causa dell’inflazione.

Ma c’è un punto fondamentale: un aumento della pensione dovuto all’inflazione non significa che il pensionato sia diventato più ricco.

Se, per fare un esempio semplice, una pensione lorda aumenta del 5% mentre anche il costo della vita è cresciuto del 5%, quell’incremento serve a compensare prezzi più alti.

Fiscalmente, però, il reddito nominale è aumentato.

E se scaglioni, soglie e detrazioni non vengono adeguati nella stessa misura all’inflazione, una parte dell’incremento viene assorbita da un maggiore prelievo fiscale.

Il risultato è un paradosso: la pensione aumenta per difendere il potere d’acquisto dall’inflazione, ma una parte di quell’aumento finisce in tasse.

Per questo, quando si parla di rivalutazione delle pensioni, non basta chiedersi:

“Di quanto aumenta la mia pensione?”

Bisogna chiedersi anche:

“Quanto di quell’aumento resta davvero nelle mie tasche dopo le tasse?”

Lo stesso meccanismo riguarda gli stipendi

Il fiscal drag non riguarda però soltanto i pensionati.

Lo stesso fenomeno interessa i lavoratori dipendenti quando stipendi e retribuzioni aumentano nominalmente per recuperare, in tutto o in parte, l’inflazione.

Facciamo un esempio.

Se il costo della vita cresce del 5% e il reddito annuo di un lavoratore passa da 30.000 a 31.500 euro, quei 1.500 euro in più non rappresentano necessariamente un aumento della sua ricchezza reale.

Se anche i prezzi sono aumentati del 5%, servono semplicemente a mantenere il precedente potere d’acquisto.

Ma per il Fisco il reddito è passato da 30.000 a 31.500 euro.

Se il sistema fiscale non viene adeguato all’inflazione, una parte dell’aumento nominale dello stipendio viene assorbita dalla maggiore imposizione.

In altre parole: guadagni di più sulla carta, ma non necessariamente hai più soldi da spendere.

Non serve necessariamente passare allo scaglione IRPEF successivo

Qui è importante chiarire un equivoco frequente.

Il fiscal drag non si verifica soltanto quando l’aumento della pensione o dello stipendio porta una parte del reddito nello scaglione IRPEF successivo.

L’IRPEF è progressiva: superare una soglia non significa che l’aliquota superiore venga applicata improvvisamente all’intero reddito.

Il drenaggio fiscale può derivare anche dall’aumento dell’aliquota media effettiva e dalla progressiva riduzione di alcune detrazioni legate al reddito.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che rendono il fiscal drag poco visibile.

Non esiste una voce “fiscal drag” nel cedolino della pensione o nella busta paga.

Semplicemente, il reddito lordo aumenta, ma il netto cresce meno.

Perché viene chiamata “tassa invisibile”?

Perché il maggiore prelievo può prodursi senza introdurre una nuova imposta e senza aumentare formalmente le aliquote.

Aumentano i prezzi.
Pensioni e stipendi vengono adeguati.
Crescono quindi i redditi nominali.

Ma se contemporaneamente il sistema fiscale non viene adeguato all’inflazione, una parte di questi aumenti viene assorbita dal Fisco.

È questa la sostanza del fiscal drag: si può avere un reddito nominalmente più alto senza essere realmente più ricchi e, contemporaneamente, pagare più tasse.

Quanto può pesare su pensionati e lavoratori?

Il tema è tornato al centro dell’attenzione anche per le dimensioni economiche che il fenomeno può assumere.

Le stime riportate dalla stampa sulla base delle simulazioni degli economisti Marco Leonardi e Leonzio Rizzo indicano, nello scenario centrale considerato per il biennio 2026-2027, un maggiore prelievo riconducibile al fiscal drag di circa 8,1 miliardi di euro.

Di questi, circa 2 miliardi riguarderebbero i pensionati e circa 6 miliardi i lavoratori dipendenti. In scenari caratterizzati da un’inflazione più elevata, il valore complessivo stimato cresce ulteriormente.

Si tratta, è bene sottolinearlo, di simulazioni basate su differenti scenari di inflazione, non di somme che ogni pensionato o lavoratore pagherà automaticamente. Inoltre, le stime complessive del fiscal drag possono cambiare in base alla metodologia e alla platea considerate.

Più soldi sulla carta non significa più potere d’acquisto

È questo il punto centrale.

La pensione può aumentare. Lo stipendio può crescere. Ma il numero più alto che leggiamo sul cedolino o in busta paga non racconta da solo quanto siamo diventati realmente più ricchi.

Bisogna considerare contemporaneamente inflazione, tasse e potere d’acquisto.

Ed è proprio in questa distanza tra l’aumento nominale del reddito e ciò che resta realmente disponibile che si nasconde il fiscal drag.

Continueremo a seguire il tema e i suoi sviluppi, con un obiettivo: fare informazione, rendere comprensibili i meccanismi che incidono sui nostri redditi e dare a pensionati e lavoratori gli strumenti necessari per conoscere e tutelare i propri diritti.